Convivio dello Humanistic Management

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Il contributo di Minghetti alla nascita e allo sviluppo dello humanistic management



Nella prima metà degli anni Novanta, Marco Minghetti (laureatosi in filosofia nel 1987 con una tesi sulla Utopia politico-letteraria nell’Età della Controriforma – Le città ideali da Tommaso Moro a Tommaso Campanella) pubblica una serie di saggi che descrive l’avvento di un “nuovo dominio manageriale in cui confluiscono, connettendosi e modificandosi reciprocamente, discipline un tempo separate.” Tuttavia, scrive nel 1993 su Mondo Economico, “il determinarsi del nuovo dominio manageriale è possibile solo all’interno dell’organizzazione d’impresa che adesso si sta affermando e, allo stesso tempo, esso è necessario per il corretto funzionamento di questo nuovo modello organizzativo. La nuova organizzazione cui mi riferisco si caratterizza per essere “piatta”, rapida, interfunzionale, reticolare. In una parola, l’organizzazione comunemente definita “post-tayloristica”, basata quindi non sulla massima divisione possibile del lavoro, ma sul principio opposto, vale a dire la massima compattazione possibile del lavoro e sulla riduzione delle entità non strettamente necessarie. Per questo motivo, l’organizzazione post-tayloristica può essere definita anche “organizzazione occamista”. Al filosofo Guglielmo d’Occam (1300-1347) si fa infatti risalire la famosa frase “entia non sunt moltiplicanda sine necessitate” (le entità non devono essere moltiplicate oltre quanto è strettamente necessario). E’ il “rasoio di Occam” che gli stessi storici della filosofia chiamano “principio di economia”. E’ chiaro allora che se l’organizzazione tayloristica è caratterizzata da un moto centrifugo, che tende a distinguere e moltiplicare gli specialismi, nell’organizzazione occamista tutte le discipline manageriali sono soggette ad un processo centripeto, per il quale esse sono attratte le une verso le altre. La massima compattazione del lavoro genera quindi una tendenziale interdisciplinarietà e quello che abbiamo definito un nuovo dominio manageriale.”

Nel 1995 Marco Minghetti dà vita a Biblioteca Agip, una collana di libri che Agip realizza in coedizione con Sperling & Kupfer e Jaca Book. Con il primo editore la collana pubblica libri di carattere manageriale, con il secondo opere letterarie dei Paesi in cui Agip (oggi Divisione Exploration & Production di ENI) opera. La Biblioteca Agip vive due anni e rappresenta il primo tentativo nato in ambito imprenditoriale di rinnovare la pionieristica esperienza delle Edizioni Comunità di Olivetti, di con-fondere autori specialisti in management con poeti e romanzieri di tutto il mondo, di sperimentare quella “conversazione permanente tra passione e ragione che deve andare insieme alla ricerca di quanto vi è di buono nelle altre civiltà”, posta ancora recentissimamente da Edgar Morin come priorità etica se si vuole guardare con serenità al futuro. Una decina i titoli pubblicati, tutti di altissimo livello, fra cui la raccolta di poesie Attento, Soul Brother, che fece conoscere in Italia lo scrittore nigeriano Chinua Achebe, e il volume vincitore del Pulitzer Il premio, di Daniel Yergin. In questo quadro, Minghetti firma Le cose e le parole, libro-inchiesta su prassi e strumenti per lo sviluppo della cultura d’impresa in 20 multinazionali (coautore Giorgio Del Mare) e cura il volume miscellaneo La metamorfosi manageriale: due testi nei quali si individuano alcuni concetti (ad esempio quello di “personigramma” e di “impresa circense”) che in seguito diverranno centrali nell’elaborazione dei principi dello humanistic management.

Nel 1997, Marco Minghetti fonda “Hamlet”, la rivista AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) che sovverte i canoni tradizionali della letteratura manageriale, avviando concretamente il dialogo fra uomini d’azienda ed esperti delle più diverse discipline umanistiche e scientifiche. In sette anni di attività saranno moltissime le firme illustri che parteciperanno, sistematicamente od occasionalmente, all’iniziativa. Fra i “padri fondatori” di “Hamlet” si annoverano Giampaolo Azzoni, Enrico Bertolino, Francesco Bogliari, Franco D’Egidio, Walter Passerini, Piero Trupia, Luca Varvelli, con molti dei quali Minghetti aveva realizzato precedentemente importanti iniziative di formazione e comunicazione in Agip. Si aggiungeranno ben presto altri importanti collaboratori fissi come Paolo Costa, Corrado Ocone e Pierfranco Pellizzetti.

Nel 2002, Etas pubblica il volume di Minghetti L’impresa shakespeariana, “romanzo manageriale a colori”, illustrato da Milo Manara (autore delle copertine originali di “Hamlet”), che sintetizza l’esperienza realizzata. Con traduzione inglese a fronte, l’opera è scelta come testo istituzionale del Convegno EAPM (European Association for Personnel Management) tenutosi nel giugno del 2003 e viene diffusa in 25 Paesi.

Dopo averne firmato 39 numeri, Minghetti lascia quindi la conduzione di “Hamlet” per creare “Personae”, rivista Eni di cui assume la direzione e con cui approfondisce l’applicazione di criteri editoriali ispirati da metadisciplinarietà, multiculturalità, riflessione etica abbinata a una originale ricerca estetica, ogni numero essendo realizzato graficamente da un diverso artista di fama internazionale. Sul piano dei contenuti, collaboratori fissi della rivista, fra gli altri, sono Giampaolo Azzoni, Piero Trupia, Francesco Varanini e Pino Varchetta. In questo periodo si approfondisce inoltre la collaborazione fra Minghetti e Bertolino, che porterà i due a realizzare anche negli anni successivi una serie di performance in contesti quali il seminario manageriale di Ravello, il Festival della Mente di Sarzana, gli incontri annuali dell’Associazione VeDrò.

Nel 2004, Marco Minghetti, coadiuvato da Fabiana Cutrano, invita quindici personalità rappresentative di diversi ambiti manageriali, accademici ed artistici (da Domenico De Masi ad Enzo Rullani, oltre ai principali artefici dell’esperienza “Hamlet”) a riflettere sulle nuove frontiere della cultura d’impresa che “Hamlet” ha tracciato e “Personae” sta in quel momento esplorando nel contesto della maggiore multinazionale italiana, l’ENI: ne scaturisce il Manifesto dello humanistic management (ETAS), fondato sulla grande tradizione dell’Umanesimo europeo. I suoi tratti essenziali possono essere rintracciati nell’accorta combinazione tra razionalità ed emotività, nell’equilibrio fra morale individuale ed etica collettiva, nella cura di ciascuno verso il proprio autosviluppo e verso gli altri e, soprattutto, nella metadisciplinarietà. Lo strumento principale di cui si avvale è infatti l’apertura verso ambiti che l’impresa ha sempre considerato a sé estranei – la filosofia, la poesia, il cinema, il teatro – ma anche alle nuove frontiere dischiuse dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dal networking multimediale, dalla business television.

A partire dal 2005, l’approfondimento dei temi legati allo humanistic management è portato avanti attraverso una serie di iniziative articolate: rubriche e inchieste speciali realizzate per le riviste “L’Impresa”, diretta da Francesco Bogliari, e “Persone e conoscenze” di Francesco Varanini; il primo Simposio sullo humanistic management organizzato presso l’Università La Sapienza di Roma (dove Fabiana Cutrano ottiene la cattedra di sociologia del lavoro adottando come libro di testo il Manifesto dello humanistic management); l’apertura, grazie a Paolo Costa, di un sito dedicato (www.humanisticmanagement.it); l’inserimento nel catalogo Etas di una sezione “Humanistic Management”, in cui si raccolgono volumi che si ispirano ai suoi principi; seminari e incontri sul tema presso le Università di Milano, Bergamo e Roma.

Nel 2006, con l’uscita del volume Nulla due volte. Il management attraverso la poesia di Wislawa Szymborska (edizioni Scheiwiller), compie un deciso passo in avanti la ricerca di modalità innovative ed interdisciplinari di interpretare l’impresa. Il volume è costituito da una scelta di venticinque poesie della poetessa polacca premio Nobel, suddivise in cinque capitoli, ciascuno dedicato ad un tema fondamentale per la comprensione delle aziende attuali: la definizione dell’identità individuale e di gruppo; la costruzione delle relazioni interpersonali; la selezione delle competenze necessarie a produrre innovazione; la gestione delle diversità e quindi dei talenti; il processo di produzione di significato nelle organizzazioni, per il quale Karl Weick ha coniato il termine sensemaking. Ciascuna poesia è accompagnata da una foto (di Fabiana Cutrano) e da un “percorso di senso” firmato da Marco Minghetti. Ognuno dei venticinque percorsi è arricchito dai contributi di personalità che operano con ruoli di primo piano in campi diversissimi (dalla politica alla cinematografia, dalla filosofia alla musica) alternati a quelli di dirigenti ed imprenditori.

Nello stesso anno, Minghetti cura per Etas la traduzione italiana di The Medici Effect, il bestseller americano di Frans Johansson (Università di Harvard) sulle nuove forme di creatività aziendale, le cui radici sono individuate nelle pratiche interdisciplinari della Corte rinascimentale medicea. Con Cutrano, introduce il volume ETAS Televisione e teatro in azienda di Andrea Notarnicola, che sviluppa in questo testo il capitolo, da lui firmato, contenuto nel Manifesto dello humanistic management, e pubblica per Guerini il saggio Dalla prescrizione alla narrazione, che viene inserito da Vodafone in un volume miscellaneo dedicato alle pratiche più innovative di gestione, formazione e sviluppo del personale. L’Università di Pavia, infine, per iniziativa di Giampaolo Azzoni istituisce la prima cattedra italiana formalmente intitolata “Humanistic Management”, che viene affidata a Marco Minghetti.