Convivio dello Humanistic Management
Meno numeri e più idee, la poesia parla ai manager, "Corriere della Sera", 15 dicembre 2006
"Ho visto una tabella che dimostrava come, per quel che concerneva le
tirature, Agata Christie avesse superato la Bibbia ma fosse stata a sua
volta superata dal Libretto Rosso di Mao. Penso vi fossero conclusioni da
trarre, ma non so quali".
Con questa ironia ricca di grazia e di spine, Wislawa Szymborska, poetessa
polacca premio Nobel per la letteratura nel 1996, mette alla berlina la
pretesa delle statistiche di affidare ai numeri l'interpretazione del mondo.
Un'illusione a cui dedica anche una poesia, Un contributo alla statistica,
una delle bellissime 25 che Marco Minghetti e Fabiana Cutrano raccolgono e
commentano in un libro appena pubblicato da Scheiwiller: Nulla due volte.
Il libro ha un sottotitolo che sembra fuori luogo, Il management attraverso
le poesie di Wislawa Szymborska, ma che invece permette agli autori di
utilizzare i versi della poetessa per condurre una crociata contro il
cosiddetto "scientific management" e a favore di un auspicabile avvento
dello "humanistic management". Perché la mania per i numeri dei manager
vecchio stampo, che usano le statistiche a scapito degli uomini, porta a una
gestione fallimentare delle imprese.
"L'inimmaginabile è immaginabile", avverte invece Szymborska nella Fiera
dei miracoli, e solo seguendo questa possibilissima impossibilità, dando
spazio alla creatività dei propri dipendenti, l'azienda può sperare di
eccellere in un mondo in balìa di un incessante cambiamento. Se invece i
manager gestiscono gli uomini come Gli animali del circo, ammazzeranno
creatività e amore per il lavoro: "Divertimento pessimo quel giorno:/ gli
applausi scrosciavano a cascata,/ benché la mano più lunga di una frusta/
gettasse sulla sabbia un'ombra affilata". Per molti capi azienda, infatti,
lasciar spazio alla creatività dei dipendenti suona come un'oscenità, un
atteggiamento che la poetessa stronca con tagliente sarcasmo nel Parere in merito alla pornografia:
"Non c'è dissolutezza peggiore del pensare./Questa
licenza si moltiplica come gramigna/?/ Nulla è sacro per quelli che
pensano", liberi pensieri che sono un "palpeggiamento lascivo di temi
scabrosi".
Del resto, secondo gli autori, lo scientific manager, fin dalla ricerca dei
suoi collaboratori, aspira solo ad esecutori spersonalizzati. Proprio come
ci ricorda Szymborska in Scrivere il curriculum: «E' d'obbligo concisione
e selezione dei fatti./ Cambiare paesaggi in indirizzo/ e malcerti ricordi
in date fisse./ Di tutti gli amori basta quello coniugale,/ e dei bambini
solo quelli nati./ Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu./?/Scrivi
come se non parlassi mai con te stesso/ e ti evitassi". E a chi dubitasse
che, per gestire un'azienda, sia davvero necessario leggere poesie,
Szymborska ribatte: "Non i sogni sono folli, folle è la veglia".